Vita Scritta 2 di Mario Di Salvia

05.01.2020

Capitolo 2

AUTORE MARIO DI SALVIA


Nonna Maria....,che nonna! Una di quelle nonne che auguro a tutti di avere. Nonno Pasquale no; lui era diverso e poi è morto che io ero piccolo e mi è rimasto solo un ricordo sbiadito: secco e diritto, baffi orizzontali a punta verso le orecchie,serio,troppo serio. 

A volte mi intimoriva, quando un giorno mi ha agitato un bastone contro, l' ho evitato in continuazione.

Ora credo, o meglio amo credere, che l' avesse fatto per scherzo,ma non ho potuto saperlo mai: il freddo inverno del Cinquantaquattro si è portato via quasi tutti i vecchi del paese e lui con loro.

Nonnamà, come la chiamavo io, anche se dalle labbra usciva nonnaà, era invece meravigliosa, dolce, protettiva... come quella volta dei fuochi d' artificio. 

Uno dei miei primi Settembre, ricorreva la festa della Madonna della Trinità (Trinità è il nome del luogo distante sei o sette chilometri dal paese, dove tutti i Maggio veniva portata in processione in salita, in spalla e a turno, da tre gruppi di otto uomini). 

A Settembre, la riportavano al paese con la processione di ringraziamento. Ringraziamento perché tutto ciò che a Maggio le veniva chiesto, nel mese che apre l' autunno veniva ringraziata per tutto ciò che era stato ricevuto, anche se... 

la grandine aveva distrutto mesi di lavoro per molti e quindi il futuro non appariva roseo.

Per tradizione ogni Maggio si portava la Madonna su a Trinità, e a Settembre si portava giù. E quando Ritornava, gli abitanti l' accoglievano con fuochi d' artificio. Io non avevo mai sentito quei botti! Autentiche esplosioni! con relativo spavento e puro terrore. 

Soprattutto quando mi rendevo conto che a uno ne seguiva un altro, e poi un altro e un altro

ancora...non finivano più ed io non sapevo dove rifugiarmi per non sentirli.

Ecco che nonnamà mi vede, si accorge del mio spavento mi prende per mano e mi porta in casa chiudendo le due porte e spingendo con le mani in avanti come per impedire allo scoppio di entrare; puntando pure i piedi per fare più forza. Io la imito,ma il rumore è ancora tanto forte. Allora mi avvolge con la sua gonna di panno scuro e pesante e mi copre le orecchie con le mani, premendo forte con tutto il suo corpo. Finalmente un po di pace. I botti parevano lontano. E quel profumo di sapone....(mi pare ancora di sentirlo).

Dopo poco ha allentato pian piano la pressione delle mani , poi del suo corpo, poi... so che l' ultimo scoppio l' ho sentito attraverso uno spiraglio della porta socchiusa; meno terrorizzato di prima.

Da notare che i fuochi partivano da piazza San Nicola, cioè tra casa di nonnamà e il castello.

Oppure quella volta che... faceva molto caldo, doveva essere luglio, pomeriggio. 

Nonnamà, tiene la mia mano,sempre la mia mano nella sua. Mi sento legato a lei, protetto; mi dice che deve andare alla vigna per curare l' orto e che io vado con lei. Capisco e sono contento di andarci, senza aver bisogno di parlare per farglielo sapere. La vigna, appena fuori dal paese, ha, subito dopo l' entrata sulla destra, un blocco di pietra enorme, alto quasi quanto due uomini e largo la metà a forma di parallelepipedo irregolare. Rimango a guardarlo sempre tanto,mi sento attratto. Nonnamà mi lascia la mano perché sa, e ne approfitta per andare a prendere due pere, e deve cercare le più mature e morbide.

Quella pietra mi rapisce. Grigia, impenetrabile e senza un appiglio per salirci sopra, neppure i grandi ci riuscivano, sembra come un gigante di guardia all' ingresso. C'è solo una una grande linea come una cicatrice, che parte dalla destra in basso e sale verso sinistra interrompendosi a tre quarti con un leggero affossamento a semicerchio verso l' interno, sembra la spalla e parte del braccio che vanno verso l' interno.

Nonnamà ritorna con una pera per me e una per lei, piccola, chiara, tenera, dolce. Come sempre. Anche se io non lo sento, lei dice che il sole è forte e decide di portarmi al capanno, così mentre riposo, può lavorare. Io non dico nulla, non c'è nulla da dire, anche se non ho sonno né voglia di riposare. Il capanno fatto in pietra legno e fango, il pavimento di terra battuta. Dentro si sente fresco. Ci sono sulla destra gli attrezzi per l' orto, poi ...è troppo scuro per guardare oltre . Nonnamà stende un telo per terra e mi fa sdraiare, poi prende la zappa, la roncola ed esce chiudendo la porta. Buio! Quasi buio! Si vedono delle fessure di luce un po su tutti i muri, il tetto no. Non si sentono rumori, il sole impone il silenzio. Non sento il trascorrere del tempo, non lo conosco ancora. Gli occhi si sono abituati al buio, ma ormai non mi interessa più vedere, è meglio sentire. Quando sono immerso nel sentire non sento qualcosa in particolare, ma l' armonia si, quella la percepisco bene; 

quando la sento è beatitudine e posso entrare nel sonno e uscirne a piacere e le ore diventano minuti. 

A un certo momento l' armonia si rompe! C'è qualcosa che non va! Il muro a destra? Guardo, non vedo nulla. A sinistra pure. Il muro che poggia alla parete scavata della collina...

c'è qualcosa! 

Osservo meglio e avverto un piccolo movimento. Sì, in alto a destra tra la pietra grossa e quella meno, viene fuori piano il muso di una serpe. Sento che mi vede, ma non mi muovo. Quella viene fuori con tutta la testa, nera con disegni bianchi intorno agli occhi e la bocca. Comincia a strisciare giù dal muro fino al pavimento, poi va verso il muro di sinistra stando alla base,quando con la testa arriva ad essere in linea retta con la mia si ferma, si gira verso di me e avanza piano fissandomi e muovendo la lingua ad un ritmo di danza. A quel punto sento come una scossa e provo paura, mi giro verso la porta e grido:

Nonnamà! Nonnamà ! La serpe! La sento che mi risponde, ma non capisco che dice e mi sembra lontana. Giro la testa e la serpe è lì ancora, ferma, mi rigiro e grido ancora e più forte di prima:

Nonnamà! Nonnamà! - veng..., veng..., sento che è più vicina dal rumore dei passi, sento che gira la chiave e apre...e mi rifugio tra le sue gambe e indico con il dito verso la serpe. Grido là, là! Ma girando la testa, vedo che non c'è più. 

Nonnamà guarda anche lei tutto intorno poi dice che forse ho sognato e senza dire altro esce accostando la porta senza chiuderla a chiave. Io, un poco offeso perché non mi ha creduto, mi rimetto nella posizione di prima fissando il punto da dove era uscita la serpe. Non passa molto che quella vien fuori, è più sicura e svelta di prima, mi arriva vicina e... di nuovo :

Nonnamà!

Nonnamà...si apre di scatto la porta, arriva lei con la zappa e tump... stacca con un colpo secco la testa alla serpe. Dopo aver ripulito il pavimento dai resti, richiude la porta del capanno, prende la mia mano e ci avviamo verso casa.

Non sono più offeso. 

All'uscita saluto con gli occhi e un sorriso il gigante.