Vita scritta 4 di Mario Di Salvia

09.01.2020

Capitolo 4

AUTORE MARIO DI SALVIA


Volevo raccontare di mio fratello Luciano,ma incontrando nei ricordi Pasquale, mi son lasciato trasportare. Ricordo quella mattina in stanza da letto con Luciano seduto sul pavimento vicino al suo lettino.

Sta vagando con la fantasia in un suo viaggio,accompagnato solo da un bastoncino con cui fa dei disegni o tragitti nello spazio del pavimento compreso tra le sue gambe divaricate. 

Mia mamma è in cucina a preparare qualcosa per il pranzo o indaffarata in altro. Io ho voglia di giocare, ma non da solo. 

Luciano è lì che continua a giocherellare col suo bastoncino; di sicuro accetta di passare il tempo con me se gli propongo un gioco. 

Detto fatto, vado da lui e, bloccandogli la sua bacchetta gli dico: 

" Amma iucà a piglh e shcapp!?"

Lui tira via il bastoncino dalla mia mano con uno strappo e con con aria infastidita scuote la testa in segno di diniego. 

Mi è andata male; che faccio mo' Vado al balcone e guardo se c'è nonnamà seduta di fianco alla porta di casa sua, ma la porta è chiusa. Allora cerco di guardare di sbieco tra ferri della ringhiera se c'è qualche ragazzino che non è andato all' asilo e sta pure lui cercando uno con cui giocare, prima a destra della piazza poi a sinistra. Deserto. 

Ritento con Luciano, ma stavolta cerco di essere più deciso. Vado piano alle sue spalle, gli blocco con la mia mano destra la sua, bastoncino compreso, e con la sinistra l' altra mano abbracciandolo da dietro. Tenendolo stretto gli chiedo con aria beffarda: 

E mo' iuoch? Penso che non ha scelta, accetterà senz' altro!

Quello invece comincia ad agitarsi ma lo tengo fermo; allora si mette a strillare: 

Mààà... 

Ecco che allora mollo la presa della sinistra e cerco di tappargli la bocca.

Mamma mi dice di smetterla e nel risponderle che non stavo facendo nulla, sento la mano di mio fratello che cerca di spingere la mia nella sua bocca per morderla.

Dopo qualche secondo di debole resistenza, sento che sta per addentarmi il mignolo, allora mollo tutte e due le prese e mi tiro su. Lui si alza a sua volta e arrabbiato come non mai cerca di prendermi.

In qualche modo l' ho "convinto" a giocare, penso.

I suoi movimenti di bambino di due anni e mezzo sono molto più lenti dei miei che ne ho quasi il doppio; infatti lo faccio avvicinare e, con uno scarto, evito la sua presa e corro giù per la scala.

Giù c'è mamma che sta facendo l' impasto per il pane, mi dice di andare in piazza a prendere una brocca di acqua che tra poco "l' aprivano". Nell' aria si sentiva un profumo di minestra.

Luciano è rimasto su.

Piglio la brocca e mi avvio verso la fontana; forse trovo qualcuno.

Intorno alla fontana ci sono solo tre donne: Zalinucch, Shcarabbin, e Cummanatozz.

Shcarabbin ha da riempire un fiasco le altre due una damigiana.

Come mi vedono, Zalinucch e Cummanatozz, intonano un ritornello in mio omaggio:

"Maruzzeeeeellaaa, maruzzè " e mi dicono di riempire prima io la brocca che era piccola.

Shcarabbin sbotta con no!" Vuih putith fa quill ca vulith, ma ih veng arrannanz!" 

Intanto mette il fiasco sotto il rubinetto.

Di solito viene schernita da tutti i ragazzi con la filastrocca: - " Shcarabbin Shcarabbott, apr lu culh ca tras na bott ", subito dopo scappano, lei fa finta di rincorrerli poi si ferma e gesticolando a mo' di matta, risponde con una litania di parolacce che provoca una risata generale; non so se è entrata nel ruolo e sotto sotto si diverte anche lei, o è proprio così.

Riempito il fiasco, tutta impettita si allontana.

Le altre due, guardandomi con occhi ridenti, intonano la frase " Shcabbin Shcarabbott...."e io mi aggiungo al coro.

Finito di riempire la brocca saluto le due donne e me ne vado a casa.

Mi rimane il desiderio di giocare; vado di sopra a vedere se Luciano ha cambiato idea, ma come mi vede gli torna la faccia arrabbiata di prima e vedo che si guarda in giro come per cercare qualcosa...

qualcosa con cui farmi male, io lo guardo divertito.

Divertito perché non riesco a immaginare cosa possa esserci in stanza, che lui possa usare, per farmi male.

Lo vedo fermarsi e guardare verso il letto, sembra aver visto quel che gli necessita e...lo vedo anch' io. Va a prenderlo e mi diverte ancora pensare a come farà a prenderlo e poi muoverlo e muoversi per darmelo addosso.

Ma lui è determinato e prende l' arma la solleva e mi viene contro, l' arma è un tubo di ferro, vuoto all' interno, di novanta centimetri circa, con le due estremità piegate a elle; serve per unire le sommità dei piedi del letto.

Si muove lento e impacciato e invece di andarmene di corsa giù, scappo nella stanza.

È gioco. Comincia il divertimento.

Scappo, lui dietro, mi fermo e lui abbassa il tubo per colpire, è troppo lento, scatto e lo evito.

Rialza il tubo e mi carica, stesso di prima; mi fermo e come lui fa per colpire io scatto e via.

Dopo un sacco di colpi mancati da destra e da sinistra, da sopra e sotto i letti, intorno e... un sacco di rumori... 

"Allor... la vulith frrnì! O no! "

Ecco,una pausa è quel che ci vuole; ne approfitto per andare giù; ne approfitta anche lui, ma non per fare quello che io mi aspetto. Io corro verso la scala ; lui non ce la farà mai a raggiungermi perché è lontano. Ma lui ne ha approfittato non per seguirmi ma per tagliarmi la strada, o meglio la scala.

Infatti va verso il letto, il cui lato lungo appoggia alla ringhiera della scala,vi sale sopra e fa calare la sua arma con un tempismo tutto personale, a metà scala... proprio quando ormai mi sentivo sicuro...proprio mentre penso a quale scusa trovare per mamma...stooch! 

Colpo secco! 

Mi ha centrato la parte superiore della testa con la parte di taglio, nello stesso istante gli vedo in faccia la soddisfazione nell' esserci riuscito...e mi viene da ridere. Ridere come un matto. Non so perché, ma mi viene così.

E ridendo affronto il malumore prima, e la paura della mamma poi, quando s' accorge che la testa mi sanguina.

E rido ancora quando il dottore mi cuce tre punti sulla testa. Tutto per quell' aria di soddisfazione di

Luciano.